SVILUPPO CEREBRALE ANOMALO E COMPORTAMENTO ANTISOCIALE: SI ASSOTTIGLIA SEMPRE DI PIU’IL MARGINE PER IL LIBERO ARBITRIO?

Più andiamo avanti negli studi di neuroscienze e neuroimmagine, più ci accorgiamo che le malattie mentali hanno radicamenti importanti a livello di disfunzioni e anomalie strutturali cerebrali. Se dal punto di vista clinico queste indagini aiutano sicuramente in modo importante le relazioni di aiuto, dal punto di vista forense, invece, si apre sempre di più la questione sul libero arbitrio nelle condotte delittuose. Di fatto, se chi soffre di disturbo antisociale (preso a titolo di esempio visto l’articolo sotto riportato, ma il discorso si potrebbe estendere a molte altre malattie psichiatriche) presenta delle anomalie cerebrali scientificamente certificate, come si può imputare la sua condotta unicamente al libero arbitrio? L’approccio bio-psico-sociale ci impone di tenere sempre in considerazione, unitamente agli aspetti biologici, anche quelli psicologici e sociali, ma…come quantificare il peso di ognuno di questi in una perizia per il Tribunale? Torno a ribadire che sarebbe utile aprire dei tavoli di lavoro strutturati, per approfondire questa “impasse” che si propone sempre con maggior forza…Se poi si considera che oggi la maggior parte dei periti si muove, nel redigere le proprie valutazioni, senza nemmeno tenere in considerazione gli aspetti neuropsicologici, quando invece la scienza ci dice quanto questi siano necessari per “inquadrare” le motivazioni alla base del comportamento di una persona, ci appare chiaro il caos che regna in questo settore. Gli aggiornamenti sono necessari, così come sono necessarie le collaborazioni tra più specialisti per poter porre una diagnosi seria.

L’articolo che riporto di seguito è preso dal sito on line di Le Scienze (http://www.lescienze.it/lanci/2016/06/16/news/cnr_dimostrato_il_legame_tra_sviluppo_cerebrale_e_comportamenti_antisociali-3127906/ ), mentre in calce riporto una breve bibliografia degli ultimi articoli correlati all’argomento.

dott.ssa Lorena Angela Cattaneo

CNR: Dimostrato il legame tra sviluppo cerebrale e comportamenti antisociali

Roma, 16 giugno 2016 – Il cervello degli adolescenti con gravi comportamenti antisociali è molto differente dal punto di vista anatomico rispetto a quello degli adolescenti che non mostrano tali comportamenti. A dimostrarlo, una nuova ricerca internazionale condotta in collaborazione da l’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’ e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Nello studio ‘Mapping the structural organization of the brain in conduct disorder: replication of findings in two independent samples’ delle Università di Cambridge e Southampton, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Child Psychology and Psychiatry, gli scienziati italiani e inglesi hanno utilizzato metodiche di risonanza magnetica per visualizzare la struttura cerebrale di adolescenti maschi con diagnosi di disturbo della condotta sociale, un grave problema neuropsichiatrico caratterizzato da estrema aggressività, uso ripetuto di armi e droghe e comportamenti menzogneri e fraudolenti.

“Nello specifico, abbiamo studiato lo sviluppo coordinato di numerose regioni del cervello, prendendo in riferimento in particolare lo spessore della corteccia cerebrale”, dice Luca Passamonti dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr (Ibfm-Cnr), attualmente in forza all’Università di Cambridge. “L’idea alla base dello studio è che le regioni cerebrali che si sviluppano in modo simile abbiano spessori corticali di livello comparabile. Studi precedenti, nostri e di altri gruppi di ricerca, avevano già dimostrato che l’amigdala degli adolescenti con gravi disturbi della condotta sociale presenta anomalie rispetto a quella di soggetti di pari età che non dimostrano tali comportamenti. Tuttavia, ritenevamo troppo semplicistico ricondurre problematiche della condotta così complesse ad anomalie in una singola regione cerebrale, ancorché importante

come l’amigdala, e infatti i nostri ultimi dati hanno chiaramente mostrato che il disturbo della condotta sociale coinvolge moltissime regioni del cervello che presentano cambiamenti anatomici di natura complessa e sfaccettata”.

Lo studio è stato promosso e finanziato dal Wellcome Trust e Medical Research Council nel Regno Unito. I ricercatori hanno reclutato 58 adolescenti maschi con disturbo della condotta sociale (33 partecipanti nella forma che emerge nella fanciullezza, 25 nella forma che compare durante la fase adolescenziale) e 25 individui non affetti da malattie neuropsichiatriche, di età compresa tra 16 e 21 anni. I ricercatori hanno trovato che le persone con il disturbo del primo tipo, rispetto ai soggetti di controllo, mostravano un elevato numero di correlazioni nella corteccia cerebrale che potrebbe dipendere da anomalie dello sviluppo, cioè da una ridotta perdita di spessore della corteccia che normalmente si osserva con gli anni. I giovani con disturbo che emerge durante l’adolescenza presentavano un minor numero di tali correlazioni e questo potrebbe riflettere uno specifico problema di sviluppo, ad esempio l’incapacità di selezionare le connessioni simpatiche più forti e durature. I risultati ottenuti sono stati replicati e confermati in un altro campione di 37 individui con disturbo e 32 individui di controllo, tutti maschi di età tra 13 e 18 anni, reclutato all’Università di Southampton.

“Le differenze che abbiamo riscontrato dimostrano che gran parte del cervello è coinvolto in questa malattia neuropsichiatrica – commenta Graeme Fairchild del Dipartimento di psicologia dell’Università di Southampton -. Il disturbo della condotta sociale è un reale problema cerebrale e non, come alcuni ancora sostengono, semplicemente una forma di esagerata ribellione alle regole della società. I risultati dimostrano anche che ci sono differenze cerebrali molto significative tra gli individui che sviluppano tale disturbo nella fanciullezza o durante l’adolescenza”.
“Non c’è stato mai alcun dubbio che malattie come l’Alzheimer siano dipendenti da gravi disturbi del cervello soprattutto perché le metodiche di risonanza magnetica ci hanno sempre permesso di visualizzare tali danni, anche nei singoli pazienti”, aggiunge Nicola Toschi, docente in fisica applicata all’Università di Roma ‘Tor Vergata’. “Tuttavia, prima del nostro studio, non eravamo stati mai in grado di visualizzare in modo chiaro le diffuse anomalie anatomiche che sono presenti nel cervello degli adolescenti con il disturbo della condotta sociale”.
Rimane ancora da stabilire la combinazione di fattori genetici ed ambientali che possa portare alle anomalie cerebrali osservate. I ricercatori confidano che i risultati ottenuti possano portare allo sviluppo di marcatori oggettivi che consentano di monitorare in modo preciso l’andamento dei disturbi della condotta sociale e soprattutto l’efficacia dei trattamenti disponibili.

“Ora che siamo capaci di produrre una mappa delle anomalie nell’intero cervello degli adolescenti con disturbo della condotta sociale potremmo, in un futuro non troppo lontano, vedere se le terapie disponibili siano capaci di influenzare la maturazione del cervello e di ridurre tali comportamenti”, conclude Ian Goodyer del Dipartimento di psichiatria dell’Università di Cambridge.

References per articolo e correlati

Fairchild G. et al, Mapping the structural organization of the brain in conduct disorder: replication of findings in two independentsamples, J Child Psychol Psychiatry. 2016 Sep;57(9):1018-26. doi: 10.1111/jcpp.12581. Epub 2016 Jun 15;

Jiang W. et al, Disrupted functional connectome in antisocial personality disorder, Brain Imaging Behav. 2016 Aug 19;

Cohn MD et al, Regional grey matter volume and concentration in at-risk adolescents: Untangling associations with callous-unemotional traits and conduct disorder symptoms, Psychiatry Res. 2016 Aug 30;254:180-7;

Aghajani M. et al, Dissociable relations between amygdala subregional networks and psychopathy trait dimensions in conduct-disordered juvenile offenders, Hum Brain Mapp. 2016 Jul 25.

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Informazioni su dott.ssa Lorena Angela Cattaneo

Neuropsicopatologa
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