FIBRILLAZIONE ATRIALE E AUMENTATO RISCHIO DI DEMENZA?

Cuore. La Fibrillazione Atriale riduce il volume cerebrale

Secondo i dati del Framingham Offspring Study, pubblicati da Heart Rhythm, la fibrillazione atriale è associata a una riduzione del volume totale e di alcune zone del cervello, accertate con la risonanza magnetica. In alcuni studi la fibrillazione atriale (AF) è stata associata ad un aumento del rischio di demenza, tuttavia vi sono pochi studi che hanno considerato l’impatto della AF sulla struttura e la morfologia cerebrali.

19 LUG(Reuters Health) – Secondo i dati del Framingham Offspring Study, pubblicati da Heart Rhythm, la fibrillazione atriale è associata a una riduzione del volume totale e di alcune zone del cervello, accertate con la risonanza magnetica. In alcuni studi la fibrillazione atriale (AF) è stata associata ad un aumento del rischio di demenza, tuttavia vi sono pochi studi che hanno considerato l’impatto della AF sulla struttura e la morfologia cerebrali.

Per approfondire questo tema, Rhoda Au ed il suo team, della Boston University School of Medicine, hanno esaminato le associazioni tra AF e le misure di anomalie strutturali del cervello, ipotizzando che AF possa essere associata a una riduzione dei volumi totali e del lobo del cervello e ad un aumento delle zone di iperdensità della sostanza bianca (WHI). E hanno dimostrato che, dopo l’aggiustamento dei dati per età e sesso, la fibrillazione atriale era inversamente associata con il volume totale cerebrale, con il volume lobare frontale, e con il volume del lobo temporale. Ma dopo aggiustamento per i fattori di rischio vascolare e per la presenza nel sangue di apolipoproteina APOE4, la fibrillazione atriale è rimasta associata solo con la riduzione del volume del lobo frontale cerebrale. Inoltre, i ricercatori non hanno trovato alcun legame tra AF e WHI.

I commenti
I ricercatori stessi hanno commentato i loro risultati puntualizzando che sono necessarie ulteriori ricerche per evidenziare altri cambiamenti della sostanza bianca che, sorprendentemente, non emersi in questo lavoro. Inoltre, secondo Au, vale la pena di notare che i partecipanti allo studio con AF mostravano anche un aumento significativo dei fattori di rischio vascolare, e che la prevalenza della FA in questo campione era bassa (3,4%), limitando così la probabilità di rilevamento delle associazioni.

Inoltre Au ha aggiunto la difficoltà di giustificare l’evidenza di aumento del volume del lobo frontale associato alla FA, sia perché la maggior parte delle persone con FA hanno altre comorbidità, sia perché vi erano altri fattori di rischio associati come la presenza della apolipoproteina ApoE4, che in studi precedenti era già stata legata a cambiamenti della struttura cerebrale. In altri termini, il legame causa/effetto tra FA e variazioni del volume e della struttura cerebrale rimane ancora poco chiaro e sono necessari ulteriori studi anche data la breve durata del follow-up di questo studio. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, i risultati suggeriscono che in presenza di fibrillazione atriale, una condizione che va monitorata nel tempo attentamente data la brevità delle manifestazioni acute, si debba anche tenere conto dello stato della struttura cerebrale del paziente.

Fonte: Hearth Rhythm 201

Will Boggs MD

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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Informazioni su dott.ssa Lorena Angela Cattaneo

Neuropsicopatologa
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