APPROCCIO BIO-TECH AL DOLORE: LA SCRAMBLER THERAPY

La Scrambler Therapy (ST) rappresenta un approccio al dolore neuropatico di tipo “bio-tech”. Essa è oramai validata a livello internazionale sia per uso ambulatoriale che ospedaliero.

Articolo a cura di Dr. Otello Poli

Specialista in Neurologia e perfezionato in Terapia del Dolore

Policlinico Militare di Roma – Dipartimento di Scienze Neurologiche

Responsabile U.O. Neurologia e Neurofisiopatologia presso Casa di Cura European Hospital in Roma

La Scrambler Therapy (ST) rappresenta un approccio al dolore neuropatico di tipo “bio-tech”. Essa è oramai validata a livello internazionale sia per uso ambulatoriale che ospedaliero.

La Scrambler Therapy esprime un cambiamento radicale nei canoni fondamentali della “Medicina del Dolore”.  In particolare il modello teorico di riferimento che è stato sviluppato per realizzare questa terapia riscrive quanto era noto ed accettato in precedenza nella comunità scientifica sulla natura del dolore cronico di grado severo e sui modelli di comprensione utilizzati come ad esempio la teoria del “Gate Control”.

La teoria del “Gate Control” anche se ampiamente applicata nello sviluppo dell’analgesia, presenta importanti limitazioni riguardanti la rappresentazione analitica del dolore cronico nei suoi vari meccanismi neurologici e fisiopatologici.

Il divario più significativo osservato è che questa teoria è in grado di interpretare solamente in modo quantitativo (differenziale di attivazione tra fibre A-Beta e fibre C) la trasmissione del dolore, ma non è in grado di interpretare le proprietà delle informazioni associate (emergenti in regimi di più elevata complessità di sistema biologico), come ad esempio la memoria, l’apprendimento del dolore, l’allodinia, e più in generale il contenuto di informazione associato ai potenziali di azione che si generano in risposta ad uno stimolo doloroso.

Queste risposte sono non lineari e dinamicamente variabili nel tempo a parità di stimolo doloroso o di danno organico, quindi intrinsecamente non spiegabili con modelli dove la relazione causa-effetto ha un andamento lineare ed è obbligata, come avviene nella teoria del Gate Control.

Questa limitazione di analisi teorica non rappresenta un problema per dispositivi o terapie farmacologiche che lavorano sull’inibizione della trasmissione del dolore, poiché il loro scopo implicito è quello di sopprimere tali informazioni.

Questa analisi è invece fondamentale per il diverso tipo di approccio utilizzato nello studio teorico ed analitico che ha portato alla creazione del modello di riferimento da cui nasce la Scrambler Therapy.

Per superare i limiti di efficacia noti, ed in particolare il limite stabilito dai pazienti non responsivi agli oppiacei, era necessario creare un modello di dolore cronico utilizzabile per interpretare le dinamiche del sistema dolore (processi di comunicazione e di regolazione) in armonia con la complessità del sistema dolore nel suo insieme, che ne determina il comportamento, al fine di spiegare le dinamiche non lineari specifiche osservabili nel dolore cronico, specie neuropatico.

Il modello teorico sviluppato predice l’effetto immediato (analgesia istantanea e completa durante il trattamento indipendente da intensità e tipo di dolore, ma nessuna anestesia) ed il parallelo rimodellamento del sistema dolore, con ritorno progressivo alla normale risposta fisiologica di dolore protettivo quando necessario, risposta quindi non più patologica e persistente spontaneamente come avviene nel processo di cronicizzazione.

Per raggiungere questo obiettivo si è reso necessario ipotizzare che il dolore cronico sia un fenomeno plastico governato dall’informazione

Lo sviluppo della Scrambler Therapy si è basata sullo sviluppo di neuroni artificiali/virtuali capaci di creare informazioni di “non dolore” riconosciute come  “self” e trasmesse in modo non invasivo al SNC partendo dai recettori di superficie delle fibre C.

Più in sintesi la Scrambler Therapy è un approccio non invasivo al dolore cronico di grado severo. Efficacie prevalentemente nel dolore neuropatico dalle forme più usuali e semplici (es: nevralgia del nervo trigemino, nevralgia del nervo grande occipitale, nevralgia del nervo glossofaringeo, plesso e neuropatie periferiche, radicolopatie, ecc) sin alle forme più invalidanti e complesse come la Distrofia Simpatico Riflessa e la CRPS (Complex Regional Pain Syndrome).

La medesima tecnologia è assolutamente indicata anche nel dolore neoplastico post procedura chirurgica e post radioterapica.

Lo strumento “bio-tech” fonda le sue basi teorico-pratiche, come già illustrato, sull’attività di 5 neuroni virtuali collegati semplicemente mediante elettrodi di superficie alle regioni cutanee laddove il dolore viene percepito come più intenso.

I neuroni virtuali inviano impulsi/informazioni dalla periferia a seguire dapprima il SNP e quindi le vie nel SNC fino alla corteccia somato-sensoriale dove gli impulsi/informazioni medesime vengono decodificate e, pertanto, raggiungono il livello di coscienza/consapevolezza del paziente il quale percepisce/legge un messaggio di “assenza di dolore”.

Pertanto rispetto alla tradizionale analgesia il principio attivo non è quindi quello di inibire la trasmissione del dolore, ma di sostituire il dolore con informazioni di “non dolore”.

Per questa ragione è possibile l’effetto di immediato azzeramento del dolore durante il trattamento, e la progressiva rimodulazione del sistema dolore nella ripetizione dei trattamenti.

Il merito dell’attuale metodica, immaginata, pensata e messa a punto, afferisce totalmente al        bio-ingegnere italiano Prof. Giuseppe Marineo.

Ulteriori ed più avanzati studi sulle Scambler Therapy (“look forward!) sono orientati verso la comprensione delle modificazioni della biochimica del dolore cronico mediante l’uso della fRM (RM funzionale).

Da segnalare diversi criteri di esclusione circa l’uso della metodica:

  • Pazienti portatori di pacemaker cardiaco
  • Defibrillatori automatici o valvole metalliche
  • Stimolatori midollari, parti metalliche conduttive
  • Pazienti portatori di clip aneurismatico o per vena cava
  • Neurolesioni per il controllo del dolore
  • Epilessia

Il protocollo standard per il trattamento del dolore neuropatico cronico di entità severa a genesi benigna

La terapia prevede dei cicli (eventualmente ripetibili) composti da un minimo di 10 trattamenti con frequenza di 5 settimanali ed inizio il lunedì (due settimane consecutive). Ogni trattamento ha una durata di circa 45 minuti.

Sospensione almeno due settimane prima del trattamento di farmaci anti-convulsivanti (ad es: Carbamazepina, Gabapentin, Pregabalin, Lacosamide) per uso analgesico.

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Informazioni su dott.ssa Lorena Angela Cattaneo

Neuropsicopatologa
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